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Riporto lo scambio di vedute col prof. Francesco D'Agostino avvenuto a proposito della e-mail qui sotto:
----- Original Message -----
From: Bruno CAUDANA
Sent: Sunday, October 16, 2005 6:29 PM
Subject: Considerazioni sulle condizioni per qualsiasi etica normativa
Se l'etica individua un sottoinsieme di comportamenti (detti leciti) tra quelli fisicamente possibili, allora tale delimitazione non può essere conseguenza di vincoli fisici. Non può dipendere dalla natura (physis).
Se perciò l'individuazione del sottoinsieme lecito di comportamenti è subordinato a criteri al di fuori dei vincoli fisici, allora, per conseguenza, quei criteri non sono esperibili fisicamente. Se non sono esperibili, allora dipendono dal VOLERE che essi agiscano come vincoli in aggiunta ai vincoli fisici. Cioè dipendono dall'arbitrio del VOLERE di chi vuole che essi agiscano. Di qui la pluralità delle concezioni etiche: sono conseguenza della arbitrarietà della assunzione di vincoli metafisici.
Il che è una banalità, ma giova ricordarlo, perché sovente si dimentica. Soprattutto quando si discute di etica e diritti. Tra gli altri, anche a papa Ratzinger piace dimenticare questa banalità.
La versione estesa di questa breve considerazione si trova qui:
http://www.adaptive.it/ph/etlog_it.htm
Saluti.
--
Bruno CAUDANA
b.caudana@ieee.org
DISCLAIMER:
Questa lettera aperta è inviata con l'intenzione di far circolare pensiero a titolo puramente personale, gratuito e in modo estemporaneo. Può essere liberamente fatta circolare purché in forma integrale e citazione della fonte. Chi ritenesse di averla ricevuta indesideratamente, o per errore, può cancellarla o non leggerla e, se ricevuta direttamente da me firmatario, può chiedermi di non riceverne eventualemnte altre. Il confine tra rispetto della privacy e libertà di espressione è purtroppo sottile, incerto e confuso. Mi scuso con chi trovi questa intrusione fastidiosa.
----- Original Message -----
From: dagostino@lettere.uniroma2.it
To: Bruno CAUDANA
Sent: Sunday, October 16, 2005 9:10 PM
Subject: Re: Considerazioni sulle condizioni per qualsiasi etica normativa
Caro Caudana,
quei criteri dipendono dal "volere": lei ha ragione. Ma il volere non è identificabile con l'arbitrio...tutta l'etica di Kant è fondata su questa distinzione (Ratzinger non c'entra nulla). Ecco perché si può sostenere (come hanno fatto Aristotele, gli stoici, i giusnaturalisti, Rousseau, Hegel, Wittgenstein o come oggi fa Hans Kueng) che la pluralità delle etiche è apparente e dipende solo da fatti linguistici. Non esistono, evidentemente, dimostrazioni (in senso stretto) di quanto sto dicendo, ma indizi ce ne sono e sono anche tanti. Avrà letto anche lei, ad es., che meno di una settimana fa l'UNESCO ha approvato, dopo 4 anni di dibattiti, una Dichiarazione internazionale dei diritti in materia bioetica. La cosa colpisce, perché ci legittima a pensare che quando si lavora sodo (4 anni di dibattiti!) cinesi e americani, islamici e cristiani, australiani e canadesi riescono a parlare un linguaggio etico comune. Perché essere aprioristicamente scettici (o addirittura cinici) in campo morale?
Cordialmente
Francesco D'Agostino
----- Original Message -----
From: Bruno CAUDANA
To: Francesco D'AGOSTINO
Sent: Monday, October 17, 2005 2:56 PM
Subject: Re: Considerazioni sulle condizioni per qualsiasi etica normativa
Ma sono sempre e solo un gruppo: quelli che hanno redatto i principi e quelli disposti a condividerli, che possono pure essere tutti gli uomini del 2005. Nulla di fisico però vieta che qualcuno riveda quel linguaggio etico "comune" o che nascano gruppi che lo rifiutano. Non è in discussione che in linea di fatto alcuni VOGLIANO più o meno le stesse cose e che, rispetto a ciò che vogliono, una cosa o un'altra NON sia indifferente. La cosa in questione è la generalizzabilità dei concetti etici al di fuori della storia e delle preferenze, sola cosa che farebbe uscire davvero dal relativismo etico (attuale e potenziale).
Per quanto ne capisco, tutta la costruzione di Kant è precisamente un tentativo di uscire dall'arbitrio del VOLERE e dagli imperativi ipotetici. Cose che al più possono produrre massime morali. Il tentativo di Kant di identificare giudizi sintetici a priori è questo: indagare sulle condizioni per le quali una ragione trascendente possa sussistere e dettare norme. Ma il tentativo di Kant fallisce prorio perché reintroduce la meta-fisica con la trascendentalità della ragione. Cioè reintroduce il VOLERE che l'imperativo categorico valga nel mondo fisico, mondo che è indifferente a tale imperativo. Quando Joseph Ratzinger afferma il primato del 'logos' sulla materia ho l'impressione che intenda una cosa simile, e teme per il cristianesimo se fosse vero l'inverso. Ma si tratta di meta-fisica che presume una creazione ex nihilo. La cosa è stata ben chiarita da Emanuele Severino quando identifica l'origine del nichilismo nel tentativo del cristianesimo di conciliare essere e divenire (cosa che gli valse l'espulsione dalla Università Cattolica, a suo tempo).
Non dia una accezione morale al concetto di arbitrio (es: commettere un abuso). Stiamo discutendo di una cosa che sta a monte della possibilità di definire il concetto di "abuso". Arbitrio, per come lo intendo nel contesto di quello che ho detto, è semplicemente "assenza di vincolo fisico" rispetto ai vincoli fisici che operano nella natura (cioè possibilità di scelta di soluzioni diverse fisicamente possibili). Arbitrio è qui nel senso che assume in alcuni enunciati matematici (es: "si tracci una retta arbitraria che taglia il segmento in due parti... ecc.").
Poi, ovviamente, una scelta o un'altra non è indifferente rispetto a ciò che i SOGGETTI preferiscono. Ma ancora si è sul piano soggettivo delle PREFERENZE e non sul piano generale (o universale) che si pretenderebbe di raggiungere con le formulazioni etiche, se vale la definizione di etica che ho dato: individuazione di un sottoinsieme di comportamenti leciti. Per dare luogo ad enunciati generali concreti quel sottoinsieme dovrebbe essere NECESSARIAMENTE unico. Il che non è.
Cioè non si esce dal relativismo etico comunque.
E allora l'etica cessa di essere UNA sotto pluralità linguistiche diverse, come sostiene lei, e torna ad essere molteplici sottoinsiemi diversi di comportamenti ritenuti leciti. Già Pascal aveva intuito la cosa ("Plaisante justice qu'une rivière borne! Vérité au deçà des Pyrénées, erreur au delà. ...").
Forse non esistono dimostrazioni in senso stretto di quello che lei dice, ma solo indizi, perché si dimostra facilmente il contrario, sulla falsariga di quello che ho scritto.
Incidentalmente, se valesse un'etica imposta dalla natura (physis), non sarebbe nemmeno possibile l'obiezione di coscienza. E cadrebbe il presupposto del libero arbitrio (dal punto di vista cristiano: la libertà di compiere il male, cosa che porrebbe alcuni problemi teologici, suppongo; almeno così penso, da incompetente in materia).
Non so se il mio è cinismo o scetticismo. Sto soltanto cercando di tracciare i confini dei concetti che si usano.
Come le ho già detto in un'altra discussione non ho un particolare interesse a difendere il relativismo etico. Ma vorrei dall'etica concetti affidabili e non auspici travestiti da ragionamenti. Soprattutto ora che le risorse si fanno scarse e si diffonde ovunque la capacità di cavare uranio fissile, cioè una situazione potenzialmente molto più critica di quella a ridosso della repubblica di Weimar.
Non so se sono riuscito a spiegarmi meglio, con questa puntualizzazione.
Grazie per la sua sempre viva attenzione.
Un saluto cordiale.
--
Bruno CAUDANA
b.caudana@ieee.org
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